Sarà necessario rifondare e poi rafforzare alcuni di quei costumi, di quegli atteggiamenti – finanche i valori – che oggi chiamiamo “cultura”.
Bisogna intervenire con decisione fin dalla più tenera età, introducendo in tutte le scuole corsi sulla guida, sulla sicurezza, sul rispetto delle regole – intese come l’insieme di precetti utili a favorire condizioni ottimali per la convivenza; bisogna promuovere il concetto di “disdoro” per quanti scelgono di contravvenire; si deve investire sulle infrastrutture, anche quelle che offrono un’alternativa valida al trasporto privato su gomma; alle aziende automobilistiche bisogna fornire chiare indicazioni sui sistemi di sicurezza attivi e passivi, eventualmente anche finanziando la ricerca in questo settore; l’acquirente deve essere motivato (incentivi sull’acquisto) a scegliere macchine “sicure”; ai giovani vanno dati messaggi chiari ed inequivocabili sui rischi legati alla guida pericolosa, anche se, a nostro avviso, la strada della censura dei comportamenti non sembra la migliore: è innegabile quale sia l’impatto sulle scelte di ragazzi dai 16 ai 30 anni dei modelli di condotta dettati dalla televisione, dal marketing (ufficiale o virale che sia), da personaggi che assurgono a esempio per la loro carica trasgressiva. Il modello imperante, sarà il caso di ricordarlo, vuole un tipo, per gli uomini, sano e di robusta costituzione, sprezzante, che “usa” la velocità; per le donne, non più legate allo stereotipo dell’imperizia alla guida, è dedicato un tipo frizzante, in grado di assolvere a tutti i compiti che le vengono richiesti: macchina piccola, maneggevole, scattante. A volte molto colorata.
E questo per quanto riguarda soltanto le pubblicità di automobili (che coprono una grande percentuale dei messaggi promozionali in tutti i media); se l’attenzione si sposta nell’ambito dei comportamenti, ci imbattiamo nelle pubblicità dedicate al consumo di alcolici, che rappresentano l’atto del bere come normale preambolo per passare in compagnia momenti spensierati, allegri. Una lettura più approfondita rivela, però, alcuni “trucchi” che inducono ad immaginare di dover bere per sentirsi liberi, per affascinare, per ribadire di far parte del gruppo giusto. Da qualche tempo è stato chiesto alle ditte produttrici di segnalare, a margine del messaggio promozionale la raccomandazione di bere responsabilmente.
Questo non ha evitato che l’età in cui si comincia a bere alcolici si sia notevolmente abbassata; è da poco in vigore una legge che vieta anche ai supermercati di vendere alcolici ai minori. Inoltre, si sono moltiplicati fenomeni preoccupanti come il binge drinking, che consiste nel fare un tour nei locali pubblici e bere fino al limite massimo, che in termini medici si traduce con l’intossicazione o il coma etilico. Qualcuno penserà a riaccompagnare chi partecipa e riteniamo quantomeno poco probabile che venga richiesto un documento che certifichi la maggiore età, per partecipare.
Il Progetto CAR ha focalizzato la propria attenzione sulla fascia d’età che rischia maggiormente incidenti stradali e le relative conseguenze, per verificare quali siano le modalità da attivare per invertire questa tendenza, ma anche perché è doveroso rivolgere ogni sforzo per educare le nuove generazioni ad un uso consapevole della strada e dei mezzi di locomozione.
Un primo risultato derivato dalle diverse modalità di incontro con studenti e ragazzi più grandi è di aver notato la necessità di instaurare con i giovani un dialogo modulabile, che tenga conto dell’età, dell’estrazione sociale, del livello di istruzione, di alcune inclinazioni e di tutto quanto saranno in grado di condividere. Il dialogo presuppone un confronto tra – minimo – due interlocutori: sarà quindi necessario tenere nella dovuta considerazione anche i loro suggerimenti, le idee, a volte mettendoli di fronte a qualche ipocrisia (io so gestire la velocità, a me non è mai successo, i controlli sono pochi, ma l’importante è che non sia io ad essere controllato).
Un’annotazione a margine: non è stato sempre possibile far pervenire con chiarezza il concetto di responsabilità riguardo alle azioni personali; persuadere ognuno che la ricaduta di ogni gesto o azione compiuta può avere effetti anche a lungo termine e non solo per noi stessi: bere troppo e mettersi alla guida falsa la risposta dei nostri riflessi e mette in pericolo più o meno grave chi viene con noi oppure quelli che incontriamo sulla nostra strada; rispettare le distanze di sicurezza, indossare correttamente cinture e caschi, non usare il telefonino, non distrarsi avranno invece un effetto sempre benefico, se non altro ridurranno di molto conseguenze fatali.
Esempi ovvi, ma mai abbastanza ripetuti ed ancora troppi credono di essere immuni o protetti, addirittura invulnerabili.
Lavorare con le giovani generazioni deve essere l’investimento a lungo termine che ogni istituzione dovrebbe ritenere necessario, se davvero si vuole interrompere il tributo pagato alla strada, ogni giorno.