Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il nostro amico illustratore Marco Flore, che ha realizzato il fumetto per il Depliant “Guida con il cervello!”.
Siamo nella casa/studio di Marco, a Roma
Caro Marco, raccontaci di te, come sei arrivato a diventare illustratore?
Ho sempre avuto la passione per il disegno, per il fumetto in particolare; ai tempi del liceo (Giulio Cesare di Roma, ndr) mi divertivo a sfogare la mia frustrazione nei confronti dei professori disegnandoli e immaginando che fossero sottoposti a torture indicibili… Ho frequentato l’ISIA, un istituto di Industrial design per quattro anni e questo è quanto rispetto alla mia formazione “specifica”; devo dire che, nonostante non fosse il mio settore, ho avuto modo di scoprire molto, di conoscere un ambiente creativo e stimolante dal punto di vista umano e di arricchire comunque il mio bagaglio di conoscenze.
Poi, ho iniziato un periodo di “apprendistato” (non pagato) presso la Frame by Frame, una delle maggiori società romane di postproduzione, dove ho avuto accesso alle workstations libere, in cambio della mia disponibilità a relazionarmi con alcuni registi che avevano bisogno di disegni layouts e storyboard (si tratta della versione grafica, di una storia, di una sceneggiatura, di una o più scene); dopo una decina di mesi, ho cominciato a lavorare per un’agenzia di Roma, i Mekkanografici, dove non ho mai smesso di affinare la mia tecnica di disegnatore e, contemporaneamente, ho imparato ad usare la maggior parte delle piattaforme digitali che ancora oggi adopero.
Adesso sono freelance, nel senso che, pur avendo mantenuto i contatti con tutti quelli con cui ho collaborato, preferisco comunque lavorare per conto mio.
A tuo parere, c’è “mercato” per questa professionalità?
Sì, ma bisogna rendersi disponibili sempre, praticamente non siamo mai in vacanza. Ogni volta che mi telefonano per propormi un lavoro, cerco di non esitare troppo e colgo tutte le occasioni che si presentano.
Un requisito fondamentale in questo tipo di lavoro, quindi, è la flessibilità: spesso il mio lavoro viene scelto non per la sua qualità intrinseca, ma per la velocità con cui viene realizzato e per il fatto di costare poco.
Soprattutto, credo, sia importante non smettere mai di creare, di disegnare: tutto il tempo che sembra perso, dedicato a fare bozzetti, a dare forma alla propria creatività, in realtà sarà il bagaglio cui andare a pescare ogni volta che ce ne fosse l’occasione. Inoltre, io lavoro molto grazie al “passaparola”.
Qual è stato il processo di elaborazione per il fumetto realizzato per Progetto CAR?
Sono partito dalla committenza, nel senso che c’era già una breve storia, che io ho immaginato prima nel formato (le sei tavole), quindi nel senso di lettura (che mi sembra davvero molto interessante, perché le singole tavole funzionano anche indipendentemente dalla sequenza); quindi ho realizzato un disegno su carta e l’ho trasferito in versione digitale, su Photoshop.
Fatto questo, ho inviato alla responsabile di progetto CAR l’idea, ed abbiamo cominciato a revisionare il lavoro, fino ad arrivare alla pubblicazione così come la vedete.
Devo dire di aver lavorato con piacere a questo progetto, mi sono sentito “stimolato” e le modifiche suggerite sono apparse costruttive e, in qualche modo, chiarificatrici. Ad esempio, l’uso del rosso in modo così presente: io avevo suggerito solo alcuni tocchi, qua e là, essendo il bianco/nero il linguaggio tipico del fumetto, ma poi, per esigenze di impatto si è preferito procedere a ritmare gli sfondi con il rosso.
Come ti muovi? Che tipo di utente della strada sei?
Io amo molto la bicicletta, tra l’altro gioco in una squadra di bike polo romana ed ho scoperto un mondo di appassionati che è molto vicino al mio modo di essere.
Che cosa ne pensi delle campagne di promozione sulla sicurezza stradale
Penso che siano importanti, ma dovrebbero essere richiami non limitati alle regole ed al rispetto del codice della strada; sarebbe meglio insistere sull’educazione civica e civile – soprattutto per le nuove generazioni – che sembrano un po’ allo sbando, dal punto di vista della cultura del rispetto e del senso della responsabilità.
Questo depliant è interessante, perché propone un messaggio, anche forte, senza indulgere in paternalismi e soprattutto ponendo delle domande finali (io avrei inserito una specie di trafiletto di cronaca…), cui tutti potremmo un giorno trovarci a rispondere.
L’illustrazione pubblicata è di Marco Flore e si intitola “Acre Andatura Nutre Respiro”

La trasmissione Report ha realizzato un servizio sulla sicurezza stradale, nello specifico sul sistema della patente a punti e sul suo funzionamento, ma anche sui controlli a distanza come il Tutor
Riportiamo l’intervista a Giordano Biserni – presidente di ASAPS -, nella quale sono stati trattati temi diretti o correlati alla promozione della sicurezza stradale: la formazione; il ruolo della scuola; controlli e controllori; campagne di comunicazione ed “ipocrisie”.
Abbiamo scoperto una persona competente, diretta e disponibile, pronta a confrontarsi.
Dott. Biserni, dall’alto della sua trentennale esperienza, come si è trasformato l’atteggiamento nei confronti della guida dei giovani italiani?
A questo proposito posso dire di percepire un cambiamento nel modo in cui viene considerato il conseguimento della patente: fino ai primi anni del duemila quello era un documento che certificava l’acquisizione di competenze e serviva per utilizzare l’automobile.
In effetti, prevalendo una concezione utilitaristica, si è investito di meno nella formazione di guidatori “coscienti”, rispettosi del codice e consapevoli delle conseguenze di una guida più o meno virtuosa.
C’è invece ancora poca coscienza di tutti gli aspetti correlati della guida: la sicurezza, i rischi, la salute, il rispetto di prescrizioni.
Le cose stanno lentamente cambiando, ma ancora molto va fatto.
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Le cinture di sicurezza devono essere allacciate anche per i passeggeri che si trovano nei sedili posteriori, dove spesso trovano posto i bambini.
ASAPS lo ricorda con una campagna di sensibilizzazione ed alcuni dati legati alla opportunità di utilizzarle sempre, non soltanto per lunghi tragitti.